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domenica 16 giugno 2013

Il mulino ad acqua, invenzione antica




"[...] Non c'erano dubbi circa la funzione dell'edificio. Una grande ruota girava spinta dalla corrente e muoveva un grosso asse che entrava nel mulino. Era una solida struttura di legno, fatta per durare. Chi l'aveva costruita aveva creduto di poterla usare per anni."
Ken FOLLETT, I pilastri della Terra : Oscar Mondadori, pag 480


STORIA DEL MULINO, DAGLI ESORDI AL RINASCIMENTO
La scienza idraulica nasce nell'antichità con il mulino ad acqua e si protrae nei secoli successivi con ruote idrauliche e turbine, fino a giungere ai giorni nostri.
Il mulino ad acqua è un'invenzione antica, ma trovò reale diffusione soltanto nel Medioevo. Sui grandi corsi d'acqua si incontravano mulini galleggianti su barche o chiatte, ancorati alle rive. Questo accorgimento serviva a permettere alle ruote di seguire le variazioni di livello della corrente senza correre il pericolo di rimanere prive di alimentazione durante i periodi di secca, o di essere travolte durante le piene. I mulini che stanno sulla terra ferma hanno infatti bisogno, piuttosto, di un corso d'acqua ben regolato che li alimenti.
I mulini ad asse verticale possono sembrare più antichi, ma in realtà la loro datazione è un problema ancora aperto. Si può supporre che siano invenzione barbarica. Certamente essi rappresentano una costruzione primitiva perché non richiedono l'uso di ruote dentate.
La costruzione di un mulino con ruota ad asse orizzontale è certamente più complessa: richiede l'impiego di due ruote dentate, di due alberi e di almeno tre supporti a cuscinetto. I vantaggi sono però notevoli: il sistema di ruote dentate permette infatti di far ruotare la macina a una velocità diversa da quella a cui si muove la ruota immersa in acqua. Nel Medioevo vennero diffusi mulini utilizzati non solo per macinare il grano, ma anche per battere i panni di lana (paratorium).
Ancora nel Rinascimento si fa largo uso del mulino idraulico: Francesco di Giorgio ne parla nel Codice Torinese Saluzziano, in cui ne distingue diverse tipologie a seconda dell'ambiente di riferimento e del futuro compito che dovranno svolgere. La necessità di superare punti morti e di rendere costante la rotazione impone l'utilizzo di un volano ed egli ha la geniale intuizione di proporne uno ad assetto variabile.
Il salto alle pompe idrauliche è davvero breve: già presenti nella trattatistica medievale, vengono presentate anche nei Trattati di Di Giorgio, sotto forma di camme, glifi, manovelle o settori dentati.
Colui che ardentemente si occupò di idraulica fu sicuramente Leonardo da Vinci, che in tutto e per tutto gettò le basi scientifiche per la trattazione rigorosa della materia. Tra le pagine dedicate alla meccanica dei fluidi alcuni passi studiano, con acuta anticipazione di concetti che saranno oggetto di analisi solo due secoli più tardi, l'azione dell'acqua sulle ruote idrauliche.
I primi modelli di ruota idraulica furono proposti e studiati da Jacques Besson, autore del primo teatro di macchine: si trattava di una palettatura avvolta a elica attorno a un tamburo rotante con l'albero. Oltre a Besson, furono molti gli autori di teatri di macchine che proposero, nei loro disegni, esempi di macchine idrauliche. Mancava ancora un vero e proprio spirito scientifico nella progettazione ingegneristica, ma le nuove soluzioni presentano interessanti aspetti costruttivi.

Testo tratto da "Vittorio MARCHIS, Storia delle macchine : Laterza"









Consiglio una visita a questa interessantissima pagina.

sabato 15 giugno 2013

Il contrafforte nudo: genialità e bellezza in un'innovazione tutta medievale




Jack, il protagonista del romanzo, ha finalmente eretto la sua cattedrale sul modello di quelle che aveva incontrato lungo il suo cammino nel nord della francia. Il risultato è magnifico, ma presenta alcuni problemi. Jack nota la presenza di diverse crepe nella struttura, e arrampicandosi lungo le impalcature, fino alla cima, comprende di non aver considerato l'azione del vento, che spira impetuoso sulle fragili mura.

Riporto di seguito i ragionamenti del protagonista, che tenta di trovare la soluzione al problema.
Il risultato a cui giunge costituisce uno dei punti cardine dell'architettura gotica: si tratta dell'inserimento di contrafforti e archi rampanti all'esterno della chiesa, strutture in grado di distribuirne il peso, fino quasi ad annullarlo.

"Erano passati due anni da quando erano apparse le prime crepe e Jack non aveva trovato una soluzione al problema. E c'era di peggio: altre crepe erano spuntate nella prima campata della navata centrale. C'era qualcosa che non andava nel suo progetto. La struttura era abbastanza forte per reggere il peso della volta ma non per resistere ai venti che soffiavano impetuosi contro i muri altissimi. 
Era in alto, sull'impalcatura, e osservava da vicino le crepe nuove. Doveva inventare un sistema per puntellare la parte superiore del muro perché il vento non la scuotesse. 
Pensò al modo in cui era rafforzata la parte inferiore. Nel muro esterno della navata laterale c'erano grossi pilastri, collegati al muro della navata centrale mediante mezzi archi nascosti nel tetto. I mezzi archi e i pilastri sostenevano il muro come contrafforti lontani. E dato che i supporti erano nascosti, la navata centrale appariva aerea ed elegante. 
Doveva ideare un sistema simile anche per la parte superiore. Poteva fare navate laterali a due piani, e ripetere il procedimento: ma in quel modo avrebbe bloccato la luce che entrava dal clerestorio... e il nuovo stile architettonico aveva lo scopo di portare più luce nella chiesa.
Naturalmente, non era la navata laterale in se stessa a creare l'effetto: il sostegno veniva dato dai massicci pilastri nel muro laterale e dai mezzi archi. La navata laterale nascondeva questi elementi strutturali. Se avesse potuto costruire pilastri e mezzi archi per sostenere il clerestorio senza incorporarli in una navata laterale, avrebbe potuto risolvere rapidamente il problema."
Ken FOLLETT, I pilastri della Terra : Oscar Mondadori, pagg 919-920


"Jack guardò il muro del transetto e il tetto della navata laterale. 
Vide i massicci contrafforti che sporgevano dal muro e visualizzò il mezzo arco che, sotto il tetto, collegava il contrafforte alla base del clerestorio. Per risolvere il problema doveva costruire un contrafforte più alto, magari di un'altra ventina di piedi, con un secondo mezzo arco che superava il vuoto fino al punto del muro dove apparivano le crepe. L'arco e il contrafforte avrebbero sostenuto la metà superiore della chiesa e avrebbero mantenuto rigido il muro quando tirava vento. 
Con ogni probabilità era la soluzione giusta. Il guaio era che, se avesse costruito una navata laterale a due piani per nascondere il prolungamento del contrafforte e il mezzo arco secondario, avrebbe perduto parecchia luce; altrimenti...
Altrimenti che cosa? pensò. 
Aveva la sensazione che nulla avesse più importanza, perché la sua vita stava andando a pezzi: e in quello stato d'animo non trovava nulla di criticabile nell'idea dei contrafforti nudi. Dall'alto del tetto poteva facilmente immaginare l'aspetto. Una fila di solide colonne di pietra si sarebbe innalzata dal muro esterno della navata laterale. Dalla sommità di ogni colonna un mezzo arco si sarebbe slanciato verso il clerestorio. Forse avrebbe messo una guglia decorativa in cima a ogni colonna, sopra l'arco. Sì, questo ne avrebbe migliorato l'aspetto.
Era un'idea rivoluzionaria: costruire grandi elementi di rinforzo in una posizione dove sarebbero apparsi apertamente visibili. Ma faceva parte del nuovo stile architettonico, mostrare in che modo si reggeva un edificio.
Comunque l'istinto gli diceva che sarebbe andato bene così.
Più ci pensava e più l'idea gli piaceva. Visualizzò la chiesa vista da ovest. I mezzi archi sarebbero apparsi come le ali di uno stormo di uccelli tutti allineati e in procinto di spiccare il volo. Non era necessario che fossero massicci: purché fossero ben fatti potevano essere snelli ed eleganti, leggeri e forti, appunto come le ali degli uccelli.
Contrafforti alati, pensò Jack, per una chiesa così leggera che potrebbe volare."
Ken FOLLETT, I pilastri della Terra : Oscar Mondadori, pagg 923-924


Un'immagine per far chiarezza sulla nomenclatura degli elementi costruttivi

Le frecce contenute nell'immagine danno indicazioni sull'azione delle forze agenti

Consiglio la lettura di queste pagine:
http://www.architettura.unina2.it/docenti/areaprivata/2/documenti/9%20architettura%20gotica%20Copy.pdf


venerdì 31 maggio 2013

Geometria Euclidea e tecnica del costruire

Raffigurazione di Euclide, matematico greco

"<<Cosa ci hanno insegnato i filosofi questa settimana?>>.
<<Ho letto Euclide>>. Elementi di geometria di Euclide era stato uno dei primi libri ad essere tradotto. [...]
<<Che cosa hai imparato?>> chiese Josef, il fidanzato di Raya. 
Jack esitò, era difficile spiegarlo. Cercò di dare un'idea pratica. <<Il mio patrigno, che era costruttore, mi aveva insegnato a fare certe operazioni geometriche: dividere esattamente a metà una linea, tracciare un angolo retto, disegnare un quadrato dentro un altro in modo che il più piccolo abbia un'area eguale alla metà del più grande>>. 
<<E che scopo ha tutto questo?>> intervenne Josef con una sfumatura sprezzante nella voce. [...]
<<Sono operazioni essenziali per pianificare le costruzioni>> rispose garbatamente Jack fingendo di non aver notato il tono. <<Dai un'occhiata a questo cortile. L'area del portico è esattamente eguale all'area scoperta al centro. Molti piccoli cortili sono costruiti così, inclusi i chiostri dei monasteri, perché queste proporzioni sono gradevoli. Se la parte centrale è più ampia, sembra un mercato; se è più piccola, sembra che sia soltanto un buco nel tetto. Ma per realizzarla come si deve, il costruttore deve essere capace di disegnare la parte centrale in modo che sia esattamente la metà dell'intera area>>. [...]
<<Euclide spiega perché questa tecnica funziona>> continuò Jack. <<Per esempio, le due parti della linea divisa sono eguali perché formano i lati corrispondenti di triangoli congruenti>>. [...]
<<Inoltre>> disse Jack <<ora che conosco i principi della geometria posso trovare soluzioni per problemi nuovi che sconcertavano il mio patrigno>>. Quella conversazione era un po' frustrante: per lui Euclide era stato una rivelazione affascinante, ma non riusciva a comunicare ad altri l'importanza esaltante di quelle scoperte. Cambiò leggermente approccio. <<La cosa più interessante è il metodo di Euclide>> disse. <<Prende cinque assiomi, cioè cinque verità evidenti, e da queste deduce tutto il resto per mezzo della logica>>."
Ken FOLLETT, I pilastri della Terra : Oscar Mondadori, pagg 719-720


La geometria, insieme al disegno, costituivano (e costituiscono tuttora) le pietre miliari del bagaglio culturale di un costruttore. Erano necessarie per rappresentare ciò che si intendeva costruire, per offrire un'idea chiara alle maestranze che avrebbero collaborato a erigere l'opera, ma anche per dare un senso di perfezione e armonia al complesso architettonico. L'esempio che Follett ci propone è quello di un cortile, ma lo stesso valeva anche per l'ampiezza degli archi, l'altezza delle colonne oppure la lunghezza di una navata.
L'importanza di queste due discipline era già stata messa in evidenza da Villard de Honnecourt nell'introduzione ai suoi diari.


CENNI DI GEOMETRIA EUCLIDEA
Gli elementi fondamentali della geometria euclidea sono il punto, la retta, ed il piano.
Postulati:
- Tra due punti qualsiasi è possibile tracciare una e una sola retta.
- Si può prolungare una retta oltre i due punti indefinitamente.
- Dato un punto e una lunghezza, è possibile descrivere una circonferenza.
- Tutti gli angoli retti sono uguali.
- Se una retta taglia altre due rette determinando dallo stesso lato angoli interni la cui somma è minore di quella di due angoli retti, prolungando indefinitamente le due rette, esse si incontreranno dalla parte dove la somma dei due angoli è minore di due angoli retti.

Dagli assiomi si possono dedurre delle relazioni di incidenza fra punti, rette e piani. Ad esempio:
- Per un punto passano infinite rette
- Per due punti distinti passa una ed una sola retta
- Per una retta nello spazio passano infiniti piani
- Per tre punti non allineati nello spazio passa un solo piano

Si definiscono quindi altre nozioni, quali ad esempio:
- Due rette nello spazio si dicono complanari quando giacciono sullo stesso piano.
- Se un punto divide la retta a metà, ciascuna delle due parti si dice semiretta: questa sarà dotata di un'origine, ma non di una fine.
- La parte di retta delimitata da due punti è detta segmento.


Raffigurazione del concetto espresso dal protagonista: il quadrato in rosso (che rappresenta il cortile) ha la stessa area della parte di quadrato compresa tra la linea nera e quella rossa (porticato)

Saint - Denis, raccontata in una descrizione mozzafiato


"Jack entrò nella cittadina e fermò la cavalla al centro della piazza del mercato per guardare la facciata occidentale della chiesa. Non aveva nulla di rivoluzionario. Era all'antica, con due torri gemelle e tre portali a tutto sesto. Jack apprezzò il modo aggressivo con cui i pilastri sporgevano dai muri... ma non sarebbe stato disposto a fare un viaggio di cinque miglia per vedere così poco. 
Legò la cavalla a una ringhiera davanti alla chiesa e si avvicinò. I tre portali erano scolpiti in modo eccellente: soggetti vivaci e intagliati con precisione. Jack entrò. 
All'interno si verificava un cambiamento immediato. Prima della navata vera e propria c'era un ingresso o nartece. Jack alzò gli occhi e provò un'ondata di emozione. I costruttori avevano usato una combinazione di volte a nervature e di archi a sesto acuto, e si vedeva che le due tecniche si integravano perfettamente: l'eleganza dell'arco era accentuata dalle nervature che ne seguivano le linee. 
E non era tutto. Tra le nervature, al posto delle solita ragnatela di calce e pietrisco, il costruttore aveva messo pietre tagliate, come in un muro. Poiché era più forte, lo strato poteva essere probabilmente più sottile e quindi più leggero. 
Mentre guardava in alto fino a indolenzirsi il collo, Jack comprese un'altra caratteristica straordinaria di quella combinazione. Era possibile fare in modo che due archi a sesto acuto di ampiezza diversa venissero portati alla stessa altezza, semplicemente mediante la regolazione della curva dell'arco. Questo dava un aspetto più regolare alla campata. Con archi a sesto acuto, naturalmente, non era possibile: l'altezza di un arco semicircolare era sempre la metà della larghezza, e perciò uno più ampio doveva essere più alto di uno stretto. Quindi in una campata rettangolare gli archi stretti dovevano scaturire da un punto del muro più alto di quelli larghi, perché le sommità fossero allo stesso livello e il soffitto fosse regolare. Il risultato era sempre asimmetrico. Lì il problema era stato eliminato. 
Jack abbassò la testa per far riposare il collo indolenzito. Era esultante come se fosse stato appena incoronato re. Ecco, pensò, ecco come avrebbe costruito la sua cattedrale. [...]
Si avviò lungo la navata laterale sud, verso l'abside. Quando fu più vicino, si accorse di avere davanti qualcosa di straordinario. La luce del sole entrava: ma la volta era completa e non c'erano brecce nei muri. Quando si accostò, vide che il sole fluiva dalle file di finestre altissime, alcune delle quali erano di vetro colorato, e sembrava permeare di luce e di tepore l'immenso contenitore vuoto che era la chiesa. Jack non capiva come mai le finestre erano così ampie: occupavano un'area più vasta di quella dei muri. Era impressionato. Come c'erano riusciti, se non ricorrendo alla magia? [...]
Dopo un momento vide tutto in una prospettiva diversa: tutto parve andare a posto, e in una rivelazione fulminea Jack comprese che cosa avevano fatto l'abate Sugar e il suo costruttore. 
Il principio della volta a nervature era che un soffitto veniva fatto di poche nervature robuste, con gli spazi in mezzo riempiti di materiale leggero. Avevano applicato quel principio all'intero edificio. Il muro dell'abside consisteva di alcuni pilastri robusti uniti da finestre. Il colonnato che la separava dalle navate laterali era tenuto insieme da archi a sesto acuto, e lasciava ampi spazi dai quali la luce che entrava dalle finestre poteva arrivare al centro della chiesa. Anche le navate laterali erano divise in due da una fila di colonne sottili. [...]
Il complesso sarebbe parso troppo fragile per reggersi: ma le nervature indicavano chiaramente che il peso dell'edificio era sostenuto da pilastri e colonne. Era la dimostrazione visibile che un grande edificio non aveva bisogno di muri spessi con finestre minuscole e pilastri enormi. Purché il peso fosse distribuito con precisione sullo scheletro portante del carico, il resto della costruzione poteva essere di pietra leggera, di vetro o di spazio vuoto. 
Jack era incantato. Era quasi come innamorarsi. Euclide era stato una rivelazione, ma questo era qualcosa di più... perché era anche bellissimo."
Ken FOLLETT, I pilastri della Terra : Oscar Mondadori, pagg 734 - 736


Penso che le parole usate dall'autore per descrivere la cattedrale francese siano impareggiabili. La descrizione che ne dà, in tutti i suoi particolari, oltre ad essere estremamente vivida, spiega anche quali siano i fondamentali principi del gotico. La chiarezza delle rivelazioni che si affacciano alla mente del protagonista sono equiparabili a quelle che illuminano il lettore, che si ritrova, senza saperlo, di fronte ai più splendidi e antichi principi dell'edilizia. 
Rispetto allo stile Romanico, ciò che si era colto, e ciò che di fatto permette la costruzione di questi grandiosi edifici, è la teoria della combinazione delle forze agenti, a cui si seppe rispondere con una struttura estremamente sottile bensì efficacie. Gli spazi "avanzati" furono magistralmente riempiti di materiale vetroso, lavorato e colorato a regola d'arte. 
La sensazione che si ha è di profondo respiro, nonché di immensa imponenza. 

Riporto qui di seguito alcune immagini della cattedrale visitata dal protagonista del romanzo.


Saint-Denis, Parigi. Facciata occidentale

Particolare delle vetrate

Particolare del colonnato

Abside, inondato di luce

Abside, con particolare del soffitto a nervature

Rosone

Navata centrale


venerdì 10 maggio 2013

Luce, colori, arte: la maestosità delle decorazioni Gotiche

"Quando Tom avrebbe costruito la sua cattedrale, ogni pilastro sarebbe stato un fascio di colonne, con un arco che partiva dalla cima di ogni colonna... una soluzione elegante e logica.
Prese a immaginare la decorazione degli archi. Le forme geometriche erano le più comuni... non occorreva una grande abilità per scolpire ghirigori e losanghe; ma a Tom piaceva il fogliame, che conferiva morbidezza e un tocco naturale alla dura regolarità della pietra."
Ken FOLLETT, I pilastri della Terra : Oscar Mondadori, pag 56

Tra le decorazioni che più caratterizzarono lo stile Gotico bisogna certamente annoverare le splendide vetrate.
Una volta che si riuscì a scaricare il peso della volta dalle pareti laterali, fu infatti possibile intercalare immense vetrate che permettevano l'entrata della luce del sole con colori di varie tonalità. Secondo la filosofia dell'epoca, di stampo platonico, la luce non era solamente associata alla bellezza, ma era inoltre considerata il più nobile dei fenomeni naturali, quello che si avvicina di più alla divinità.


LA FABBRICAZIONE DEL VETRO
"Il disegno della finestra era stato tracciato a grandezza naturale e poi dipinto su una grande tavola di legno che era stata lavata con la birra per impedire che i colori scorressero via. Il disegno mostrava l'albero di Jesse, la genealogia di Gesù in forma di immagini. [...]
Sally intinse un pennellino in una ciotola di gesso macinato nell'acqua, e dipinse sul vetro i contorni di una figura: le spalle, le braccia, la veste.
Nel fuoco che bruciava a terra accanto al tavolo c'era una verga di ferro con l'impugnatura di legno. La tolse dalle fiamme e poi, rapidamente ma con attenzione, passò l'estremità arroventata intorno alla sagoma che aveva tracciato. Il vetro s'incrinò. Il suo apprendista prese il pezzo di vetro e cominciò a levigarne i bordi con un attrezzo apposito. [...]
L'apprendista le porse il vetro levigato, e Sally incominciò a dipingervi i drappeggi della veste usando un colorante formato da minerale di ferro, orina e gomma arabica. Il vetro piatto incominciò ad assumere l'aspetto di una stoffa morbida. Sally era molto abile. Terminò in fretta, quindi posò il vetro dipinto accanto ad altri in un recipiente di ferro con il fondo coperto di calce. Quando il recipiente era pieno, veniva messo nel forno. Il caldo avrebbe fatto fondere il colore con il vetro."
Ken FOLLETT, I pilastri della Terra : Oscar Mondadori, pagg 968-969

Il vetro veniva fuso, soffiato e tagliato in pezzi, smussato e regolato con un adattatore di giunte di ferro, verniciato poi con gomma arabica, cristallo in polvere e coloranti. Il disegno veniva fissato in forno e i pezzi si univano, montandoli su banco, con giunture di piombo. La vetrata veniva in seguito installata nella finestra, impermeabilizzando il disegno con pasta.


Propongo in seguito numerosi particolari delle vetrate della cattedrale di Chartres, in Francia, celebre appunto per la fattura e la bellezza delle rappresentazioni.








VIDEO
http://www.youtube.com/watch?v=aMGDQ_UiEcw
http://www.youtube.com/watch?v=AwgtaZNi8Hg&NR=1&feature=endscreen


mercoledì 8 maggio 2013

..un francobollo da Firenze


Propongo qui di seguito l'immagine relativa ad un francobollo della Repubblica Italiana, datato 1996, che reca, come raffigurazione, la Cattedrale di Santa Maria del Fiore, duomo di Firenze. 


La vicenda riguardante la costruzione della cupola è di per sé molto interessante, poiché tratta di "sfide" e limiti. Il limite vigente era quello delle dimensioni della struttura su cui avrebbe dovuto poggiare la cupola in progetto, all'epoca la più grande del mondo.
Arnolfo di Cambio, l'ingegnere incaricato, si rifiutò di costruirla con il classico metodo della centina, inadeguato, secondo lui, a tali distanze.
Venne allora indetto un concorso, a cui parteciparono Filippo Brunelleschi e Lorenzo Ghiberti. Come ben sappiamo fu il primo a "vincere l'appalto" e a cui venne affidata l'ardua impresa.
Il genio di Brunelleschi permise di realizzare la struttura in un modo del tutto innovativo e rivoluzionario per l'epoca.

Clicca qui per sapere come.

venerdì 3 maggio 2013

Geografia e gotico: l'anomalia italiana

La geografia, disciplina talvolta messa da parte o dimenticata, costituisce in realtà il fulcro di una precisa trattazione storica poiché permette di attualizzare un tema, contestualizzandolo in un determinato ambiente, clima e paesaggio. Rende possibile, attraverso le immagini, una memorizzazione più rapida del contesto, nonché l'intuizione di processi che altrimenti rischierebbero di sfuggire.
A tal proposito, vorrei mettere in evidenza un tema legato prettamente alle differenze climatiche esistenti tra la penisola italiana e la Francia settentrionale, luogo in cui più prese piede l'arte gotica nella sua più sublime rappresentazione.


Collocazione delle cattedrali gotiche in Francia

Il gotico italiano, infatti, presenta evidenti anomalie rispetto allo stile architettonico d'oltralpe. In particolare non vengono recepite né l'arditezza strutturale delle cattedrali francesi, né se ne carpì la grandiosità estetica e formale che le caratterizza. Queste sostanziali differenze derivarono in parte dall'applicazione precoce di numerosi elementi gotici già in epoca romanica (come il rosone o gli archi a sesto acuto), e in parte dalla consolidazione secolare del Romanico, le cui influenze bizantine, paleocristiane e classiche impedirono l'annullamento delle pareti assieme a cambiamenti eccessivamente netti.
Oltre a questo c'è però da dire che il clima italiano, ben più caldo di quello Normanno o, in ogni caso, nordico, rendeva scomoda la costruzione di edifici decorati di grosse vetrate dal momento che, in estate, avrebbero causato un fastidioso effetto serra all'interno della struttura. La soluzione preferita fu dunque quella di mantenere strutture meno slanciate, con pareti più spesse e fresche, decorate di splendidi affreschi.
L'anomalia italiana, rispetto alle costruzioni del Nord Europa, consiste proprio nell'aver trovato un compromesso tra il vecchio e il nuovo, ovvero tra il Romanico e il Gotico, mantenendo aspetti del primo e integrandoli con migliorie estetiche peculiari del secondo.


Duomo di Siena, perfetto esempio dell'anomalia del gotico italiano

martedì 30 aprile 2013

Costruire con consapevolezza: Villard de Honnecourt


"Mentre camminava, Tom pensava alla cattedrale che un giorno avrebbe costruito. Come sempre, incominciò immaginando un'arcata. Era semplicissima: due montanti che sostenevano un semicerchio. Poi ne immaginò una seconda, identica alla prima. Le accostò mentalmente in modo da formare un'unica arcata profonda. Poi ne aggiunse un'altra e un'altra ancora, e tante altre, fino a quando ne ebbe un'intera fila che formava una galleria. Era l'essenza di un edificio, perchè aveva un tetto per tenere lontana la pioggia e due muri per reggere il tetto. Una chiesa, in fondo, era una specie di galleria perfezionata.
Una galleria era buia; quindi la prima miglioria era rappresentata dalle finestre. Se il muro era abbastanza forte, poteva essere perforato. Le aperture sarebbero state rotonde in alto, con i lati diritti e un davanzale piatto... della stessa forma dell'arcata. L'uso di forme simili per gli archi, le finestre e le porte era una delle cose che contribuivano ad abbellire un edificio. Un'altra era la regolarità, e Tom vedeva la prospettiva di dodici finestre identiche, a spaziature eguali, lungo ogni muro della galleria."
Ken FOLLETT, I pilastri della Terra : Oscar Mondadori, pag 30

Cattedrale di Notre-Dame, Reims


Ciò che più mi colpisce di questi due capoversi è la dinamicità del pensiero del costruttore, la sua familiarità con quello che descrive, tanto da poter assemblare mentalmente pezzi e parti costruttive, fino a ottenere un'intera navata, nella completezza delle arcate, illuminate da grosse finestre.
Leggendo queste righe non ho fatto altro che immaginare una grossa finestra AutoCad, in cui prendeva forma l'intera struttura.
I costruttori dell'epoca, non disponendo degli odierni sofisticatissimi mezzi di rappresentazione, erano costretti a progettare mentalmente, a disegnare su carta e a realizzare e imparare in cantiere, eventualmente anche dai propri errori.


E' però proprio al Medioevo che risalgono i primi trattati ingegneristici riguardanti la costruzione di edifici e non solo. Per la prima volta nella storia si prova a riempire taccuini di schizzi e disegni, rappresentazioni e spiegazioni figurate di ciò che si stava costruendo o si pensava di voler costruire.
Il primo esempio di trattato di ingegneria risale al XIII secolo e fu a lungo conservato presso la biblioteca dell'abbazia di "Sancti Germani a Pratis", nel quartiere latino di Parigi. Si tratta del taccuino di Villard de Honnecourt, una raccolta di appunti e disegni relativi all'arte di costruire cattedrali.
Propongo di seguito alcuni dei suoi disegni.






Sullo stesso argomento:
http://tecnologiaearte2013.blogspot.it/2013/04/villard-de-honnecourt-e-lesserzialita.html
http://machine-history.blogspot.it/2013/04/middle-age-engineers.html


giovedì 25 aprile 2013

L'invenzione del comignolo

"[...] Contro il muro della sala grande ci sarebbe stata una canna fumaria, per consentire al fumo di uscire. Questa era un'innovazione rivoluzionaria: Tom aveva visto una sola casa con il comignolo, ma gli era sembrata un'idea così valida che aveva deciso di copiarla."
Ken FOLLETT, I pilastri della Terra : Oscar Mondadori, pag 19

Tra le righe del suo romanzo, Ken Follett ci rivela un particolare interessante e sconosciuto: l'invenzione del comignolo, così come lo intendiamo oggi, risale al lontano Medioevo.
L'innovazione tecnologica fu dovuta, come spesso accade, alla necessità.
Le case in paglia o in legno rischiavano facilmente di incendiarsi, a causa della presenza del focolare domestico (che prendeva posto, di norma, nel centro del locale). Lo stesso accadeva per le abitazioni più solide, costruite in muratura,  poiché moltissimi erano gli oggetti infiammabili, tra cui, spesso e volentieri, le travi lignee che davano forma al tetto.
L'invenzione della canna fumaria, che collegava il focolare con l'esterno, fu dunque un'innovazione ingegnosa e indispensabile per ridurre pericoli e incidenti.

Allego, per chi volesse curiosare, il link di una pagina che racconta l'intera storia del caminetto, a partire dai suoi esordi.
http://www.alfredoneri.com/breve_storia_del_caminetto.htm

mercoledì 24 aprile 2013

Guedelon: ieri come oggi




In Borgogna, nel cuore della Francia, un gruppo di uomini appassionati di Medioevo sta vivendo un' esperienza unica nel suo genere: è in costruzione, con le tecniche in uso nel 1300, 
l' ultimo castello medievale d' Europa
I lavori hanno preso inizio nel 1998, e si stima saranno conclusi nel 2023. 
Ogni cosa, dagli utensili ai materiali, prende spunto dal passato e viene fabbricata seguendo i metodi antichi.
Si possono trovare forni per la cottura della calce, cave per l'estrazione delle pietre, che vengono poi squadrate manualmente con l'uso dello scalpellino, ma anche boscaioli che raccolgono legname, la fucina per l’estrazione del ferro e persino un piccolo allevamento di animali.
L'obbiettivo del progetto non è solo quello di verificare la validità delle tecniche antiche, misurandone limiti e difficoltà, ma si propone anche un aspetto pedagogico, sperimentale e certamente turistico.

Il video che segue è composto di numerose immagini e brevi filmati raccolti in questo particolare cantiere ed è interessante poiché pare davvero di fare un grosso salto indietro nel tempo.




mercoledì 17 aprile 2013

Il cantiere medievale: maestranze e mestieri

"In un'ampia valle, ai piedi di un declivio e in riva a un ruscello limpido e gorgogliante, Tom costruiva una casa.
I muri erano già alti tre piedi e crescevano in fretta. I due muratori che Tom aveva ingaggiato lavoravano con impegno sotto il sole e le loro cazzuole erano in continuo movimento, mentre il manovale sudava sotto il peso dei grossi blocchi di pietra.
Il figlio di Tom, Alfred, preparava la calce e cantava a voce alta mentre versava la sabbia su un'asse. C'era anche un carpentiere che lavorava al banco accanto a Tom e con l'ascia dava forma a un'asse di faggio."
Ken FOLLETT, I pilastri della Terra : Oscar Mondadori, pag 10

In questo primo capoverso, che inaugura il romanzo, vengono messe in evidenza diverse realtà legate al mondo dell'edilizia medievale, e in particolar modo della vita in cantiere.
Vengono citate, infatti, numerose mansioni indispensabili all'attività del costruire.

ARCHITETTO O CAPOMASTRO
Si tratta della figura di maggior rilievo. E' colui che dirige i lavori e che possiede il compito di progettare l'edificio.
Il termine "architetto" è utilizzato nel Medioevo in modo piuttosto ambiguo, poichè da una parte gli si riconosce una componente intellettuale, progettuale e organizzativa; dall'altra, ipotesi avvalsa da numerose fonti scritte, molto spesso il capomastro prendeva fisicamente parte ai lavori, non distinguendosi dalla figura del muratore.
A questo proposito, non bisogna dimenticare che la sua formazione avveniva quasi esclusivamente in cantiere: il sapere dell'architetto dell'epoca era basato soprattutto sulla pratica quotidiana, a cui bisognava sommare alcune regole basilari sulle proporzioni, di derivazione geometrica, tramandate dall'antichità.
La sua presenza in cantiere era considerata fondamentale, dal momento che non si disponeva di metodi di rappresentazione sufficientemente sofisticati da poter essere interpretati univocamente.
L'iconografia rappresenta il capomastro con i suoi attrezzi da lavoro: compasso, squadra e asta per misurare.

CARPENTIERE
Il ruolo primario dei carpentieri era quello di erigere le impalcature necessarie per effettuare i lavori. Dovevano per di più realizzare i supporti per le opere murarie non ancora terminate o a rischio di crollo (puntelli ecc...).
Generalmente, oltre a mansioni prettamente legate alle travature, si occupavano anche della lavorazione del legno, che permetteva l'assemblaggio di impalcature, soffitti lignei, solai e via dicendo. Molto spesso i carpentieri possedevano una propria bottega, dove lavoravano nei periodi morti per l'edilizia (stagioni piovose e fredde).

MURATORI E MANOVALI
I muratori si occupavano della costruzione, dalla preparazione dei materiali, al loro trasporto, fino all'erezione vera e propria dell'edificio. Operavano sotto la direzione di un capomastro, che assegnava loro compiti e dava direttive, ed erano aiutati da manovali e garzoni, ingaggiati tra i più giovani o tra migranti di passaggio bisognosi di un mestiere. Al manovale spettavano in genere i compiti più faticosi, come quello di preparare la calce o di trasportare pietre e mattoni sul luogo della messa in opera. Eranbo i muratori stessi a dettare insegnamenti ai propri aiutanti: certamente fondamentali erano le proporzioni con cui i materiali dovevano essere mescolati per ottenere calcina e gesso della corretta densità.
Gli strumenti del mestiere erano essenzialmente il filo a piombo, la martellina e la cazzuola.

Oltre a queste quattro figure essenziali, che vengono richiamate già nelle primissime righe del romanzo, intervenivano anche fabbri, scultori, trasportatori e numerose altre figure e maestranze.

Ulteriori approfondimenti sui mezzi e le metodiche di costruzione possono essere trovati alla pagina:
http://www.pensaallasalute.com/vhs/pagcostruire_nel_medioevo.htm